Come abbiamo detto, in seguito allo strappo dell’accordo di Bretton Woods, il dollaro si vide saldamente vincolato al petrolio da un vincolo di strettissima dipendenza. Negli anni seguenti il mercato monetario divenne molto instabile, il che portò il dollaro a perdere terreno nei confronti di altre valute estere. Ciò allarmò di fatto i paesi dell’OPEC (l’Organizzazione degli Esportatori di Petrolio), che valutarono la possibilità di vendere il proprio petrolio non più esclusivamente in dollari, ma anche in un paniere di valute internazionali. Il fatto che il greggio fosse venduto in dollari garantiva alla valuta americana grandissima rilevanza nei mercati internazionali. Il petrolio divenne il fattore chiave per la supremazia dei biglietti verdi. Dunque gli Stati Uniti si videro costretti nel tentativo di ristabilire l’antica autorevolezza del dollaro. Nel 1973 un gruppo di eminenti economisti mondiali si riunì sull’isola svedese di Saltsjobaden. I delegati statunitensi prospettarono all’assemblea la possibilità che il prezzo del petrolio sarebbe potuto crescere del 400%, con un forte incremento economico per i paesi dell’OPEC. L’obiettivo del meeting non fu però quello di trovare una soluzione per evitare questo trauma petrolifero, bensì quello di capire in che modo gestire l’immenso flusso di dollari che ciò avrebbe comportato. Sei mesi dopo l’incontro l’esercito egiziano e l’esercito siriano,a sorpresa, diedero vita ad un conflitto che in soli venti giorni causò più di undicimila morti. Era il 6 ottobre del 1973, io giorno dello Yom Kippur. Le truppe arabe invasero il Sinai e le alture del Golan, i due territori annessi allo stato di Israele in seguito alla Guerra dei Sei Giorni, nel 1967. Dopo solo quarantotto ore però l’esercito israeliano respinse i siriani oltre le alture, e sul fronte opposto riuscì a sfondare la barriera egizia e ad oltrepassare l’Istmo di Suez. Il conflitto cessò con gli accordi di Camp David, quando Sadat prese atto della sconfitta dell’Egitto, rompendo il fronte della Lega Araba e ottenendo la mediazione della Casa Bianca. La guerra dello Yom Kippur viene solitamente collocata nell’ambito del conflitto arabo-israeliano, identificando l’aggressione come una sorta di vendetta in seguito alle conquiste fatte da Israele nella Guerra dei Sei Giorni. Esiste però una teoria divergente, secondo la quale la Guerra di Ottobre fu segretamente architettata dagli USA e dalla Gran Bretagna, sfruttando i canali diplomatici sviluppati in segreto da Kissinger, il segretario si Stato americano. Egli controllò di fatto le reazioni politiche israeliane con la collaborazione dell’ambasciatore israeliano Simcha Dinitz e coltivò rapporti con il versante arabo. Il suo metodo consistette nel dare a ogni parte una visione distorta degli elementi critici dell’altra, assicurando il conflitto e il conseguente embargo sul petrolio. Embargo che effettivamente ci fu e causò un incremento del prezzo del greggio del 400%, esattamente quanto era stato preconizzato a Saltsjobaden. L’OPEC stava già valutando l’opzione del paniere diversificato, ma accadde invece che l’amministrazione americana strinse un accordo in gran segreto con l’Arabia Saudita, che si impegnò a vendere il proprio petrolio solo ed esclusivamente in dollari. Sull’onda di tale decisione anche gli altri paesi OPEC seguirono la medesima strada Gli States, dovendo dimettere il cambio fisso con l’oro, avevano architettato un escamotage per vincolare la propria moneta al petrolio, e lo shock petrolifero orchestrato dal patto tra Washington e Riyadh, diede loro esattamente ciò di cui avevano bisogno. L’oro nero si apprestava a sostituire l’oro giallo.
Bretton Woods e l’imperialismo americano
26/06/2009Verso la fine della Seconda Guerra Mondiale gli economisti delle nazioni vincitrici si riunirono a Bretton Woods per ricostruire il sistema economico internazionale e per dare vita a delle istituzioni che regolassero il funzionamento degli scambi monetari. La prima cosa che fu decisa fu l’abbandono del gold standard, il sistema di scambi monetari basato sull’oro: l’unità monetaria di un paese veniva definita in base ad un quantitiativo di metallo aureo. Sotto le pressioni degli economisti americani dunque si decise di trasformare il dollaro nella moneta di riserva internazionale, con un valore fisso rispetto all’oro al prezzo di 35 dollari l’oncia. Il nuovo sistema venne chiamato dollar exchange standard. In seguito agli accordi di Bretton Woods il dollaro acquisì nei decenni successivi un ruolo preponderante sul piano economico internazionale poiché veniva usato come valuta referenziale per ogni commercio, dai beni alimentari ai beni materiali, in particolare per la compravendita del petrolio. Unico vincolo per gli States era costituito dal fatto che qualsiasi paese avrebbe sempre potuto chiedere agli USA di scambiare i propri dollari con l’oro americano. Inoltre il piano Marshall Negli anni successivi però, una crisi depressiva colpì l’America. A ciò si aggiunsero i danni causati dalla guerra del Vietnam, generando un deficit gravoso per le casse americane. Nel 1968 questo deficit raggiunse la quota di 25 miliardi di dollari. Il governò ordino dunque che tutto l’oro americano fosse rinchiuso a Fort Knox. Nel 1971, sotto il primo mandato di Nixon, avvenne quella che l’economista Krassimir Petrov definisce una bancarotta degli Stati Uniti. Negli anni precedenti gi USA si erano veementemente opposti alla svalutazione del dollaro, ma a questo punto le riserve auree ammontavano a circa un terzo dei debiti esteri. Le potenze europee chidevano a gran voce la restituzione dell’oro. Così il presidente prese una decisione drastica e decretò la sospensione della convertibilità del dollaro in oro. Gli altri paesi rimasero spiazzati: gli Stati Uniti li avevano tassati per tutti questi anni senza che adesso ci si potesse far nulla, dal momento che sarebbe stato impossibile forzare gli USA in bancarotta né tantomeno sarebbe stato possibile dichiarare guerra alla più grande potenza militare del pianeta. Fu sancita l’ennesima sconfitta del gold standard. Il dollaro d’ora in avanti sarà legato al petrolio da una fortissima dipendenza, il che condizionerà pesantemente la politica statunitense per gli anni a venire.
Pubblicato da claudiofatti